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Ultimo Aggiornamento: 05/03/2019

Carcere & lavoro: primo passo verso la libertà

Ri-cominciare dal lavoro, soprattutto quando la fedina penale racconta gli errori. A questo sta lavorando la Regione Marche che ha deciso di sviluppare una serie di interventi capaci di garantire un reale inserimento socio-lavorativo delle persone detenute o in esecuzione penale esterna.

Un'immagine dalla Casa circondariale di Monteacuto (An)

Un’immagine dalla Casa circondariale di Monteacuto (An)

Un progetto a forte valenza sociale che ha sollecitato la Regione Marche a rivolgersi ad agenzie socio-formative di lunga e provata esperienza come il CEFAL che, da trent’anni, opera all’interno della Casa Circondariale di Bologna. Molteplici gli strumenti adottati dal CEFAL allo scopo di accompagnare le persone durante, ma anche dopo la loro reclusione: dai corsi di formazione, allo Sportello info-lavoro fino ad attività di tutoraggio durante l’ingresso in azienda.

Come attestato da più parti, il lavoro, oltre a essere parte fondamentale della fase trattamentale, è anche un ottimo deterrente in grado di abbattere le recidive fino nell’80% dei casi. Inserimento nel contesto sociale, formazione professionale, opportunità occupazionale, autonomia economica sono fattori che, insieme, contribuiscono a garantire il diritto al lavoro delle persone svantaggiate e, al contempo, a prevenire forme di discriminazioni.

Ecco perché la Regione Marche, insieme a CEFAL e alle cooperative sociali Coos, Irs l’Aurora, Tiquarantuno B, ha finanziato un progetto pilota che si pone l’obiettivo di realizzare 15 percorsi di inserimento socio-lavorativo in favore dei detenuti e delle persone in esecuzione panel esterna. D opo un primo orientamento professionale, seguirà l’inserimento in azienda, monitorato da tutor.

É prevista l’erogazione di un bonus economico alle aziende che assumeranno i borsisti al termine del percorso di formazione.