CEFAL e MCL impegnati nell’accoglienza dei profughi ucraini

Condividiamo uno stralcio pubblicato su «Bologna Sette», settimanale diocesano dorso di «Avvenire», dove Fabio Federici, Responsabile Area Richiedenti Asilo di CEFAL Emilia Romagna, racconta le operazioni di accoglienza dei profughi ucraini attuate nelle ultime settimane da CEFAL e MCL nel territorio della Valsamoggia, dove risiedono al momento circa 100 persone scappate dal conflitto russo-ucraino.

«L’esodo ucraino, causato dalla guerra scatenata dal Governo russo, tocca il nostro essere cristiani impegnati nel sociale?

È con questo interrogativo che come CEFAL, ente promosso dal Movimento cristiano lavoratori di Bologna, ci siamo confrontati all’indomani della deflagrazione del conflitto.

Anche perché diverse realtà istituzionali e associative sollecitavano una nostra disponibilità ad impegnarci per il flusso rapido e crescente di ucraini in fuga. E la nostra risposta è stata positiva, potendo contare anche sull’esperienza acquisita nell’accoglienza degli immigrati generati dalle guerre in Libia, Siria e Afghanistan.

Questa disponibilità si è concretizzata nell’organizzare Centri di Accoglienza straordinari in tutto il territorio regionale e in particolare nel comune di Valsamoggia, dove gestiamo 73 posti e siamo punto di riferimento, in stretto raccordo con il Comune e la Caritas della Zona pastorale, per quelle famiglie che già dalla fine di febbraio hanno cominciato ad ospitare quasi 100 persone, per lo più madri con figli, senza alcuna certezza circa la durata di tale accoglienza.

Oltre a quanto previsto dalle convenzioni delle Prefetture di tutta Italia, CEFAL aggiunge due impegni specifici per favorire l’integrazione: l’insegnamento della lingua italiana e l’analisi delle competenze professionali dei singoli per l’avvio ad un lavoro stagionale coerente con esse, ben sapendo che la cosa da loro più desiderata è tornare in patria il prima possibile.

In questa nuova sfida una grande collaborazione viene dell’Amministrazione comunale di Valsamoggia, consapevole del valore umano, sociale e culturale della situazione, in cui tanti soggetti sono coinvolti e tante risorse valorizzate.

È incoraggiante vedere la grande disponibilità della gente, disposta ad offrire case, camere, compagnia per familiarizzare con la nostra lingua, trasporti, attività sportive e ricreative.

La frase che più frequentemente si sente dire è “potrebbero essere nostri figli”. È un segno importante: se la burocrazia si disarma e la politica si impegna concretamente e positivamente, allora la gente accoglie, aiuta, non ha paura e le viene più spontaneo essere solidale che voltarsi dall’altra parte.

Da parte nostra, siamo consapevoli che operare come lavoratori MCL comporta immettere nell’attività la componente del dono, non limitandoci a capitolati e convenzioni, portando noi stessi di fronte all’altra persona, per ascoltarla nelle sue esigenze materiali, psicologiche e spirituali, e per mettere a disposizione le nostre capacità e possibilità.

Così capita anche l’inaspettato: come l’applauso di un bambino davanti a un plateau di fragole o come il sorriso delle mamme quando, dopo aver consegnato loro la spesa alimentare, abbiamo dato anche un “inutile” geranio viola.»