Progetto GINKGO: la sperimentazione con il laboratorio di arteterapia

Bologna, 09 ottobre 2025 –

Nell’ambito della fase di test del modulo di formazione 8Networking e coinvolgimento della comunità CEFAL Emilia Romagna, in collaborazione con ASC InSieme (membro del CTL del progetto GINKGO), ha realizzato tra marzo e giugno 2025 un laboratorio che ha utilizzato l’arteterapia come strumento di coinvolgimento della comunità.

Un percorso che è stato accolto con grande entusiasmo da tutte le persone che hanno partecipato, e che si è concluso con il flash-mob “TrAmare Comunità” in occasione del Caregiver Day 2025 a Casalecchio di Reno.

La sperimentazione è stata resa possibile grazie al contributo professionale ed umano dato dalle professioniste che hanno partecipato portando la loro esperienza e mettendo in gioco i propri valori di relazione e comunità.

Cecilia Baldini, consulente di ASC InSieme per le progettualità legate al caregiving, lavora da oltre vent’anni nel Distretto Reno Lavino Samoggia, dove si occupa di sostenere le persone anziane e chi se ne prende cura.

Camilla Urso, arteterapeuta ad orientamento Gestalt, opera tra l’Umbria e Bologna, conducendo percorsi individuali e di gruppo che uniscono arte, cura e relazione.

Abbiamo chiesto a entrambe di raccontare la loro esperienza con il progetto GINKGO, riflettendo sui risultati della sperimentazione e sulle azioni concrete che è possibile mettere in atto per prevenire l’isolamento delle persone anziane.

arteterapia
Il risultato finale del laboratorio di arteterapia

Intervista a Cecilia Baldini

Puoi raccontarci brevemente chi sei e di cosa ti occupi?

Mi chiamo Cecilia Baldini e dal 2003 collaboro con ASC InSieme, che gestisce i servizi sociali del Distretto Reno Lavino Samoggia. Mi occupo in particolare dei progetti legati al caregiving, dalla formazione delle assistenti familiari ai servizi di sostegno ai caregiver, con l’obiettivo di promuovere la domiciliarità e migliorare la qualità della cura.

Qual è la situazione del tuo territorio rispetto alla popolazione anziana e al rischio di isolamento sociale?

Il Distretto comprende cinque comuni – Casalecchio di Reno, Monte San Pietro, Sasso Marconi, Valsamoggia e Zola Predosa – con oltre 110.000 abitanti. La popolazione anziana rappresenta una quota significativa: a Casalecchio gli over 65 superano il 26% e a Zola Predosa l’indice di vecchiaia è quasi di 200 anziani ogni 100 giovani. Si tratta quindi di una comunità che sta invecchiando rapidamente e dove il rischio di isolamento sociale è concreto, specialmente per chi vive solo o con reti familiari ridotte. Accanto a questa fragilità emerge la figura del caregiver familiare, spesso invisibile ma essenziale, che può a sua volta vivere fatica emotiva e solitudine. È per questo che è fondamentale offrire spazi di ascolto e socializzazione anche per chi si prende cura, così da sostenere non solo la persona fragile ma l’intero sistema familiare e comunitario.

Quali strategie introduce il vostro servizio per contrastare l’isolamento e promuovere il benessere dei caregiver?

Le politiche dell’Unione e della Regione Emilia-Romagna riconoscono da tempo la vulnerabilità della popolazione anziana e la necessità di rafforzare i servizi territoriali. Nel Distretto operano centri diurni, case residenze, servizi domiciliari, trasporto e pasti, ma anche sportelli d’ascolto, gruppi di auto mutuo aiuto e percorsi formativi per caregiver. Dal 2017, grazie alla legge regionale sul riconoscimento del caregiver familiare, abbiamo potuto consolidare una rete di sostegno integrata tra servizi sociali, sanitari e socio-sanitari. L’obiettivo è duplice: alleggerire il carico di cura e rafforzare il benessere della persona che si prende cura, prevenendo situazioni di crisi.

Il flash-mob TrAmare Comunità in occasione del Caregiver Day 2025

Quali potrebbero essere le strategie per coinvolgere la comunità/cittadinanza nel prevenire e contrastare l’isolamento sociale delle persone anziane?

La Guida Ginkgo, che raccoglie strumenti e buone pratiche per contrastare l’isolamento, è stata per me molto utile per pensare a nuove strategie e servizi più partecipativi e comunitari.

Le parole chiave sono prossimità, vicinato, intergenerazionalità, formazione e ascolto.

Tra le strategie che ho individuato, voglio evidenziare:

  • promozione di reti di vicinato attive, incoraggiando gruppi di cittadini (“vicini attenti”) che mantengano contatti regolari con gli anziani soli;
  • creazione di “patti di vicinato” con Comuni, associazioni e cittadini, valorizzando il volontariato e coinvolgendo giovani, pensionati e associazioni in attività di compagnia, accompagnamento e animazione;
  • offrire formazione per volontari su ascolto e relazione;
  • potenziamento di spazi accessibili e inclusivi – centri sociali, biblioteche, case di comunità – arricchendoli di attività intergenerazionali;
  • sostegno alle iniziative intergenerazionali (attività tra scuole e anziani, co-housing, ecc.);
  • sviluppo di campagne di sensibilizzazione e informazione sul tema dell’isolamento;
  • racconto di storie positive di coinvolgimento;
  • integrazione di servizi socio-sanitari con la comunità;
  • creazione di sportelli “leggeri” nei luoghi frequentati (mercati, farmacie, parrocchie);
  • praticate l’ascolto diffuso, anche fuori dai canali formali, per far emergere i bisogni delle comunità.

Intervista a Camilla Urso

Puoi presentarti e raccontarci come sei arrivata a collaborare con GINKGO?

Mi chiamo Camilla Urso, sono un’arteterapeuta ad orientamento Gestalt e lavoro tra l’Umbria e Bologna. Conduco percorsi individuali e di gruppo utilizzando diversi mediatori artistici – dai materiali tessili alla fotografia, dai materiali naturali ai colori. Negli ultimi anni mi sono dedicata in particolare all’arteterapia di comunità, una pratica che unisce creatività, relazione e partecipazione sociale. Ho partecipato a GINKGO per realizzare un laboratorio rivolto a caregiver e operatori, sperimentando come l’arte possa essere una risorsa preziosa contro l’isolamento e la fatica della cura.

Camilla Urso durante il laboratorio di arteterapia

Cos’è l’arteterapia e quale valore può avere in questo contesto?

L’arteterapia è una relazione di aiuto che utilizza il processo creativo come via per la conoscenza e la cura di sé. Non conta il prodotto artistico, ma il percorso che si compie mentre si crea: un’esperienza espressiva e trasformativa che favorisce consapevolezza, vitalità e piacere di essere. Attraverso forme, colori e materiali, si riattivano le risorse personali e si riscopre la propria capacità di comunicare e condividere, anche quando le parole non bastano. È una pratica che può portare benessere sia individuale che collettivo, aiutando le persone a ritrovare fiducia e connessione.

In che modo può essere utile per contrastare l’isolamento degli anziani?

Viviamo in una società paradossalmente iperconnessa ma solitaria. Gli anziani, in particolare, rischiano di perdere contatti e stimoli relazionali. L’arteterapia, soprattutto di gruppo, offre uno spazio accogliente e non giudicante in cui le persone possono esprimersi liberamente, dare forma alle proprie emozioni e riscoprire il piacere di creare. Questo favorisce autostima, memoria, attenzione e motricità, ma soprattutto consente di ricostruire legami umani e fiducia. Attraverso il gesto artistico e lo scambio, si riduce la distanza e si ricuce il tessuto sociale.

E in che modo può sostenere operatori, caregiver e assistenti familiari?

Il lavoro di cura è intensamente relazionale e può essere logorante. L’arteterapia offre un tempo per “prendersi cura di chi si prende cura”, creando uno spazio di rigenerazione personale. Attraverso immagini, colori e materiali, è possibile esprimere vissuti difficili, riconoscere la propria fatica e ritrovare senso nel proprio ruolo. Questo aiuta a prevenire il burnout e a riscoprire la dimensione creativa e vitale del proprio lavoro. Nel gruppo, inoltre, l’esperienza condivisa genera sostegno reciproco e riconoscimento, elementi essenziali per chi opera nella relazione d’aiuto.

Puoi raccontarci l’esperienza del laboratorio di sperimentazione di GINKGO?

Il laboratorio si è svolto in sei incontri quindicinali di tre ore ciascuno. Ogni partecipante ha creato un’opera tessile personale (50×50 cm) che poi è stata cucita insieme alle altre, formando un’unica grande opera collettiva. Ci ritrovavamo intorno a un tavolo apparecchiato con tessuti, fili e colori: si iniziava condividendo parole o racconti personali, poi si passava alla creazione libera e, infine, alla condivisione delle opere. Ne è nata un’esperienza intensa di connessione e ascolto reciproco. L’opera collettiva rappresenta un “autoritratto di comunità”: il segno del contatto di ciascuno con sé e con gli altri. È un modo concreto per sentirsi parte di qualcosa di più grande.

Una fase del laboratorio
Dettaglio della coperta di comunità

In che modo un laboratorio di questo tipo può diventare una modalità per costruire una rete di sostegno comunitaria/collettiva alle persone anziane e alle famiglie?

In un tempo segnato da frammentazione e solitudine, è urgente creare luoghi di incontro autentico.
L’atelier di arteterapia di comunità può essere questo spazio: una biblioteca, un circolo, una piazza o una casa di quartiere che si trasforma in luogo di accoglienza e connessione. Qui, persone di età, storie e fragilità diverse possono incontrarsi, raccontarsi e creare insieme. Attraverso l’arte si costruiscono relazioni significative, si rigenera il tessuto sociale e si produce salute, personale e collettiva. Sedersi attorno a un tavolo, condividere un colore, una risata o una storia, porta a scoprire che non siamo soli. Come ha detto una partecipante proveniente dal Marocco:

“La casa alla cui porta non bussa nessuno è una tomba per chi ci abita.”

Con l’arteterapia e con progetti come GINKGO, stiamo imparando di nuovo a bussare alle porte degli altri, per tornare ad abitare insieme le nostre esistenze.